Agrigento, verrà costruito il rigassificatore della discordia – .

ILIl progetto sta andando avanti, ma non senza contraddizioni. Amministrazioni, governo e colossi dell’energia vanno avanti senza tenere conto dei divieti precedenti e dei cittadini di Agrigento e Porto Empedocle, che con un referendum hanno detto no al terminale di rigassificazione e hanno chiesto la tutela della Valle dei Templi, la Scala dei Turchi e i luoghi di Pirandello e Camilleri

Annalisa PerriconeStudente di giornalismo

3 aprile 2024

Dopo essere stato accantonato per quasi sei anni, il progetto riemerge Terminale di rigassificazione di Porto Empedocle (Agrigento), previsto nell’area di sviluppo industriale denominata Kaos. È sostenuto dai giganti dell’energia Enel-Snam. Il progetto è stato presentato per la prima volta nel 2004 da Società Nuove Energie S.r.lazienda bergamasca con appena 11mila euro di capitale, oggi il progetto vede Enel Trade Spa come principale gestore e investitore dopo aver acquisito il 90 per cento delle azioni della società nel 2005. La società è coinvolta anche nella gestione Snam Rete Gasche si occupa della logistica e del trasporto del gas naturale attraverso una rete nazionale di gasdotti.

Un viaggio accidentato

Nel corso del ventennale processo di attuazione, il progetto ha subito rallentamenti e interruzioni a causa dell’esito negativo della Valutazioni di impatto ambientale (soprattutto in riferimento al piano infrastrutturale dell’area portuale e alla rete di collegamento Snam), ma anche per alcuni ricorsi presentati dai Comuni di Porto Empedocle e Agrigento al TAR e per le indagini su presunte infiltrazioni mafiose, iniziato nel 2013 e terminato nel 2016 senza risultati.
Nel 2018 il progetto è stato sospeso da Enel Trade Spa a causa della forte opposizione dei cittadini di Agrigento e Porto Empedocle: già nel 2009, all’inizio della vicenda, avevano espresso una forte contrarietà al progetto di rigassificazione attraverso un referendum consultivo indetto dall’allora sindaco Marco Zambuto.

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MoviPer al comando dell’opposizione

L’opposizione al progetto ha dato vita al MoviPer (Movimento per la sostenibilità, per la difesa del territorio, per opporsi alla collocazione del terminale di rigassificazione in prossimità della Valle dei Templi) guidato da Alessio Lattuca. Nel corso degli anni il Movimento ha riunito diverse associazioni e sindacati, impegnati a livello locale e nazionale (per citarne alcuni: Legambiente, il WWF, l’associazione nazionale Italia Nostra, la ONG Mareamico, l’associazione cittadina “No GNL terminal” comitati e “Salviamo la Valle dei Templi”, il movimento Trinacria e il neonato Patto per la difesa della Sicilia). Ora che si è rinnovato l’interesse per il progetto di rigassificazione, MoviPer si è ricomposta: contesta vecchi ricorsi al TAR, ne presenta di nuovi e invia lettere ufficiali agli organi dello Stato, dell’Unione Europea e delUNESCO.

Le ragioni dell’opposizione

Uno degli aspetti più contestati è la collocazione dell’impianto nell’area portuale di Porto Empedocle, a poche centinaia di metri dal centro abitato e ai margini della zone cuscinetto del Parco Archeologico della Valle dei Templi, Patrimonio DELL’UNESCO. In quest’area si trova la Casa e il Parco Letterario di Pirandello, affacciato sul famoso “altopiano d’argilla azzurra sul mare africano” di cui parla lo scrittore siciliano. Una volta ultimato, l’impianto sarebbe situato a pochi chilometri da altri luoghi di interesse storico, culturale e paesaggistico, come il Giardino della Kolymbetra, il Scala dei Turchi e Punta Bianca.

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A ciò si aggiunge che l’attività del rigassificatore comporterebbe un maggiore inquinamento delle zone costiere e del mare perdita di biodiversità marina, a causa dello sversamento in mare di acqua fredda e clorata prodotta nel processo di trasformazione del gas naturale liquido. Gli impatti a livello ambientale sono difficilmente quantificabili con precisione in quanto, oltre al già citato inquinamento marino e atmosferico dovuto all’emissione diretta di gas climalteranti dallo stabilimento, rischi di incendio ed esplosioni. Altrettanto preoccupanti sono le possibili conseguenze sulla salute dei cittadini, che sarebbero sottoposti ad una costante esposizione agli agenti inquinanti, al rischio di contaminazione delle falde acquifere e al possibile disastro di un’esplosione a poche centinaia di metri dal centro cittadino.

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È però più facile prevederloimpatto negativo sul turismo: il territorio agrigentino gode di un patrimonio molto ricco dal punto di vista storico e paesaggistico. La sola Valle dei Templi raggiunge un milione di visitatori l’anno, la maggior parte dei quali sceglie gli hotel di Porto Empedocle per l’estrema vicinanza al sito. La presenza di un terminale di rigassificazione, ben visibile dal pianoro su cui sorge l’edificio Tempio della Concordia, comporterebbe un notevole calo del flusso turistico della cittadina, con gravi conseguenze per l’economia locale. Un’economia che verrebbe frenata anche dall’aumento del traffico marittimo nel porto: il passaggio costante di navi a metano renderebbe impossibile ai pescatori l’esercizio delle loro attività e impedirebbe il transito degli aliscafi verso il mare. isole di Linosa e Lampedusa.

A destare ulteriore preoccupazione tra gli abitanti della zona è il progetto relativo gasdotto progettato da Snam, necessario per trasportare il gas naturale dall’impianto costiero alla rete nazionale. Si tratta di un collegamento che collegherebbe il nuovo terminale di rigassificazione alla rete esistente, da Porto Empedocle al comune agrigentino di Joppolo Giancaxio: 14 km di tubazioni, 8 delle quali passerebbero attraverso la città di Porto Empedocle e la stessa Valle dei Templi.

I nuovi elementi a supporto del progetto

All’origine della rinnovata proposta di Enel per la realizzazione dell’impianto c’è l’artcrescente interesse per il gas naturalevisto come un passo necessario per “transizione energetica”, giustificata e approvata anche nella normativa europea, nella quale viene definita “tecnologia utile per ridurre le emissioni di gas serra” (come recita l’Allegato III della Comunicazione della Commissione Europea sulle “Linee guida tecniche sull’applicazione del principio «non causare danno significativo” ai sensi del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza).

Il gas non è una scusa per rallentare la transizione energetica

L’elemento decisivo che ha spinto Enel a riprendere in mano il progetto è però senza dubbio il conflitto russo-ucraino, che ha costretto i governi europei a cercare freneticamente soluzioni per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas naturale e aumentare gli hub energetici dei Paesi. “Dato l’aumento delle condizioni di incertezza portato dal protrarsi Conflitto russo-ucrainoL’Italia sta perseguendo attivamente una strategia di diversificazione e incremento degli approvvigionamenti di GNL (che attualmente coprono circa il 20% del fabbisogno nazionale di gas), attraverso approvvigionamenti di GNL da nuove rotte […]” è quanto espresso nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) del giugno 2023.

Le conseguenze della guerra sulla (fallita) transizione ecologica

Il documento prosegue affermando che “le nuove potenzialità derivanti dalla diversificazione delle rotte dipendono anche dalla realizzazione di nuove infrastrutture nazionali di rigassificazione […] In particolare, con riferimento alle nuove infrastrutture, nel 2023, a seguito degli interventi emergenziali decisi dal Governo per far fronte alla crisi derivante dalla guerra russo-ucraina […] verranno valutate ulteriori iniziative per la realizzazione di nuovi terminali di rigassificazione da localizzare nel Sud Italia (comprese Gioia Tauro e Porto Empedocle) e in Sardegna”. Questa valutazione di “ulteriori iniziative per la realizzazione di nuovi terminali di rigassificazione” è stata supportata dal decreto-legge del 9 dicembre 2023 (articolo 2 comma 2): “In considerazione della necessità di aumentare la flessibilità delle fonti di approvvigionamento del gas naturale e delle esigenze Di sicurezza energetica nazionalei lavori finalizzati alla costruzione e all’esercizio di terminali di rigassificazione on-shore di gas naturale liquefatto, nonché delle relative infrastrutture, per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, costituiscono interventi strategici di pubblica utilità, non differibili ed urgente, è stato emanato il provvedimento autorizzativo”.

Le contraddizioni, il decreto-proroga di fine lavori e la risposta di MoviPer

Infatti, la dicitura “infrastrutture per le quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, è stato rilasciato il provvedimento autorizzativo” del decreto-legge 9 dicembre 2023 è in contrasto con le autorizzazioni e nulla osta scaduti, alcuni dei quali non sono rinnovabili, rendendo impossibile l’effettiva realizzazione dell’impianto di Porto Empedocle. La Regione siciliana ha però riaperto alla possibilità che venga realizzato il terminale di rigassificazione. Il presidente della regione Renato Schifani si è detto entusiasta all’idea che la Sicilia possa diventare un importante hub per il trasporto del gas verso l’Europa, con un progetto che “darà un contributo importante alla diversificazione degli approvvigionamenti energetici e costituirà un’opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno, sia in termini di contributo alla la creazione di un hub energetico nel Mediterraneo e in termini di ricadute occupazionali e di sviluppo e riqualificazione del territorio”.

A suggellare la “grande sinergia” tra il presidente Schifani e l’amministratore delegato dell’Enel, Flavio Cattaneoin data 23 settembre 2023 è stato emanato un apposito decreto-proroga di ultimazione lavori da parte dell’Assessorato all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità della Regione Siciliana, che consente di completare la costruzione del terminale di rigassificazione entro il 2028.

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«Il decreto Energia del governo Meloni rimette in carreggiata la scelta di realizzare un impianto ad alto rischio nell’area di Kaos, vicino alla tomba di Pirandello e ad uno dei siti archeologici più preziosi d’Italia e più conosciuti nel mondo – ricorda il presidente di MoviPer, Alessio Lattuca –. Vent’anni di lotte, mobilitazioni cittadine e carte bollate non sono bastati a chiudere un capitolo che metterebbe a rischio lo sviluppo turistico della città di Andrea Camilleri. I sostenitori del progetto del rigassificatore, presentato da Enel Nuove Energie, contano sulla stanchezza degli oppositori che finora sono riusciti a scongiurare un massacro paesaggistico. E non hanno intenzione di gettare la spugna, mettendo a repentaglio il futuro di giovani che hanno a cuore la causa ambientale e la tutela dei loro diritti più dei loro padri”.

Si attendono ora nuovi sviluppi, per capire quali scappatoie formali verranno messe in campo per riattivare un progetto che, a causa delle autorizzazioni scadute e mai rinnovate e dell’impossibilità di concederne di nuove in un luogo così ricco di storia, arte e paesaggi, sembrava impossibile non vedere mai la luce.

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