«Avremo migliaia di disoccupati» – .

«Avremo migliaia di disoccupati» – .
«Avremo migliaia di disoccupati» – .

VENEZIA – Tecnicamente si chiama “Delega al Governo per la revisione delle modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale in Medicina e ChirurgiaIn Odontoiatria e protesi e in Medicina Veterinaria”. In effetti, il testo-base adottato ieri dal collegio ristretto della Commissione Istruzione del Senato, “praticamente all’unanimità” secondo le indiscrezioni di Palazzo Madama (la seduta è durata appena un quarto d’ora), si preannuncia come l’inizio della fine per il numero chiuso nella formazione dei futuri camici bianchi: iscrizione al primo semestre senza prova di ingresso e ammissione al secondo subordinata al superamento degli esami. «Era ora: i grandi chirurghi e medici vengono selezionati durante gli studi e poi si confrontano in sala operatoria e in reparto. Non certo con un’assurda raffica iniziale di prove incrociate”, esulta il presidente Luca Zaia, rimarcando “un deficit di 50mila in Italia e 3.500 in Veneto”, mentre a livello nazionale i vertici della categoria parlano di “colpo di grazia per formazione” (Pierino Di Silverio, sindacato Anaao-Assomed) che causerà “migliaia di disoccupati” (Filippo Anelli, Federazione degli Ordini).

LA RIFORMA
Le prove selettive di quest’anno restano confermate nei mesi di maggio e luglio. L’obiettivo del fronte parlamentare trasversale è invece quello di introdurre, a partire dall’anno accademico 2025/2026, la riforma finalizzata alla libera iscrizione. Il disegno di legge prevede l’individuazione delle discipline di area biomedica, sanitaria, farmaceutica e veterinaria che gli studenti dovranno superare nel primo semestre per essere ammessi al secondo. In caso di bocciatura verranno riconosciuti i crediti formativi utili al cambio di facoltà. I ministeri dell’Università e della Sanità dovranno “individuare le modalità per rendere sostenibile il numero complessivo delle immatricolazioni del secondo semestre, anche attraverso il rafforzamento delle capacità ricettive”, nonché (ed è questo il punto cruciale, visto che si tratta non i laureati che mancano, ma gli specialisti) “garantiscono l’allineamento ai posti disponibili per l’accesso ai corsi di formazione post-laurea”, anche introducendo “un sistema di monitoraggio del fabbisogno di personale”.

POLITICA
La ministra forzista Anna Maria Bernini (Università) è fiduciosa: «Sappiamo che nei prossimi anni potremo formare almeno 30mila futuri nuovi medici, ai quali dovremo garantire una preparazione di qualità, prestando particolare attenzione alle opportunità che le nuove tecnologie offrono. offerta in campo medico». Il leghista Roberto Marti, presidente della Commissione Istruzione, sottolinea: «È stato un lavoro intenso che ha trovato la massima convergenza di tutte le forze politiche». Il dem Andrea Crisanti, segretario della commissione, conferma il sostanziale accordo del centrosinistra, al di là di alcune criticità sul percorso: «In particolare, il Pd ha evidenziato come le procedure proposte non consentano agli studenti che non hanno soddisfatto i requisiti per proseguire gli studi di medicina per ripetere la procedura di ammissione. Inoltre, il testo individua solo i criteri minimi per l’accesso al corso di laurea, senza chiarire come viene redatta la graduatoria che deve necessariamente stabilire gli studenti che possono proseguire il percorso di studio in base al numero programmato”. Quest’ultimo infatti resta, rileva il meloniano Franco Zaffini, perché quello che è stato abolito è “il famigerato Tolc” e cioè “una valutazione estemporanea, improvvisata, frutto di fortuna”. Musica per le orecchie dei leghisti veneti. «Nel novembre 2021 il Consiglio regionale aveva approvato la mia mozione per chiedere al Governo di abolire il numero chiuso degli studenti nel corso di laurea e aumentare il numero dei posti di specializzazione», ricorda Giuseppe Pan, che concorda con Sonia Brescacin sul fatto che la selezione dovrebbe essere effettuata «durante il corso di studi» e non «con una prova incrociata casuale».

SALUTE
Anche per l’infettivologo Matteo Bassetti si tratta di “una riforma ben fatta”. A nome delle associazioni dei medici, però, il presidente Anelli non è d’accordo: «Siamo chiaramente contrari, e questa non è assolutamente una regola di buon senso. Eliminare il numero chiuso in Medicina significa che tra 10 anni, il tempo necessario per formare un medico, avremo una pletora di laureati che non avranno alcuna possibilità di trovare lavoro come medici. Produrremo solo disoccupati”. Il sindacalista Di Silverio promette battaglia: «Runeremo tutti gli studenti e gli specialisti, l’intera categoria, promuovendo raccolte firme e manifestazioni in tutta Italia affinché tutti siano consapevoli che questo è il colpo finale alla formazione medica, alla professione e soprattutto alla il sistema sanitario pubblico”. Deluso anche il Sindacato degli Atenei, ma per il motivo opposto: secondo Federico Amalfa il Governo dovrebbe addirittura “puntare a un serio superamento della programmazione”.

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Il Gazzettino

 
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