Il mercante di Venezia. Una versione nuova e raffinata al Manzoni di Milano – .

Il mercante di Venezia. Una versione nuova e raffinata al Manzoni di Milano – .
Il mercante di Venezia. Una versione nuova e raffinata al Manzoni di Milano – .

Tre bauli: tutti e tre della stessa misura, ma di materiale diverso. Il primo è d’oro, e porta incisa la scritta: “chi mi sceglierà otterrà ciò che molti desiderano; il secondo è d’argento, e recita: “Cchi lo eleggerà avrà ciò che merita. Il terzo è di piombo pesante e porta una iscrizione degna di lui: “chi mi prende deve dare e rischiare tutto ciò che ha”.

Ecco i tre cofanetti posti all’ingresso della corte della bella Porzia di Belmonte, preparati dal defunto padre secondo un piano preciso e meditato, affinché solo il valido corteggiatore che scelga l’esatto contenitore possa congiungersi in matrimonio con la sua splendida e virtuosa figlia.

La bellezza di Porzia è tale che, come declama tra i sospiri l’amante Bassanio, per i suoi riccioli d’oro giungono per lei illustri e nobili corteggiatori da ogni parte del mondo.

L’unico modo che il giovane Bassanio ha per presentarsi a corte per riscuotere i favori della bella Porzia è farsi prestare molto denaro dall’affettuoso Antonio, ricco mercante veneziano, il quale però, non avendo liquidità, per compiacere il suo amico, si rivolgerà all’usuraio più lascivo di Venezia: Shylock.

L’ebreo Shylock, descritto come personaggio meschino e sprezzante, concede il prestito, ma non senza una feroce promessa: se i tremila denari non verranno restituiti alla data concordata, il suo pegno sarà una libbra di carne di Antonio, tagliata vicino al cuore.

Il Mercante di Venezia di William Shakespeare, rappresentato per la prima volta nel 1598 a Londra, porta in scena temi sempre attuali, proponendo al pubblico contemporaneo dibattiti quanto mai attuali, quali la lealtà, l’avidità, l’amicizia e, cosa ancor più importante in questo preciso momento storico, la questione interreligiosa.

E’ in scena fino al 19 maggio al Manzoni di Milano, in una nuova e raffinata versione firmata da Paolo Valerio, accompagnato da un più che ottimo gruppo di attori, capitanati da un magistrale Franco Branciaroli, nel ruolo di Shylock, capace di dare il il suo carattere ha diverse sfaccettature.

La personalità di Shylock donatagli da William Shakespeare, infatti, ha una profonda impronta antisemita, un usuraio pieno di avidità, risentimento e sete di vendetta, che presta capitali al solo scopo di guadagnare denaro, a differenza del buon Antonio, chi concede denaro senza interessi. Il buon Antonio che però, in nome della sua religione, non si tira indietro dall’insultare, sputare e commettere vere e proprie violenze psicologiche sul rivale a fine opera.

Franco Branciaroli e Paolo Valerio riescono però a offrire una spiegazione al comportamento crudele e ossessivo di Shylock, cucendogli addosso chiazze di compassione e di tenue comprensione, non facendolo sparire debolmente come nella commedia del drammaturgo inglese, ma dandogli piena apparizione nel finale. scena .

 
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