Deficit, stime in peggioramento. “Ma l’Italia non è la Grecia”. Il 2,8% di Eni sul mercato – .

Deficit, stime in peggioramento. “Ma l’Italia non è la Grecia”. Il 2,8% di Eni sul mercato – .
Deficit, stime in peggioramento. “Ma l’Italia non è la Grecia”. Il 2,8% di Eni sul mercato – .

L’Europa è in ripresa dopo mesi di stagnazione, ma la ripresa è gravata dalle nubi che si addensano sulle finanze pubbliche italiane. Con deficit e debito destinati a crescere tra quest’anno e il prossimo: più che nelle stime del governo – che intanto proprio ieri ha messo sul mercato il 2,8% delle sue partecipazioni in Eni -, e in controtendenza con la media degli anni Eurozona, dati in calo. Insomma, una “zavorra” destinata a pesare pesantemente sui rapporti tra Roma e Bruxelles ora che le regole del nuovo Patto di stabilità sono ai nastri di partenza, in vista di quella che il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni ha bollato come «calda estate” per le politiche di bilancio dei 27, tra l’elaborazione delle traiettorie tecniche per il risanamento dei conti (a giugno) e l’invio dei piani nazionali di spesa a 4-7 anni (a settembre). Le previsioni economiche di primavera diffuse ieri dalla Commissione Ue dipingono un andamento “migliore del previsto” per il continente, con il Pil dell’Eurozona a +0,8% nel 2024 e +1,4% nel 2025, mentre alcuni, come i tedeschi, riemergono dalla recessione. La crescita dell’Italia aggiunge così due decimali rispetto alle stime precedenti, a febbraio, e passa dallo 0,7% allo 0,9% per l’anno in corso, poco sopra il valore medio dell’Eurozona e più di Germania (0,1%) e Francia (0,7 %), per poi rallentare lievemente nei dodici mesi successivi, passando dall’1,2% all’1,1%.

Il rapporto deficit/Pil – che deve essere inferiore al 3% per non cadere nella trappola dell’Ue – dovrebbe però scendere quest’anno al 4,4%, rispetto al 7,4% del 2023, salvo risalire al 4,7% nel 2025. . Ed è proprio quest’ultimo numero a creare, nella mattinata di Bruxelles, un piccolo mistero contabile tra Europa e Italia. Perché il calcolo Ue è superiore di un intero punto percentuale rispetto alle stime tendenziali sul deficit contenute nel Def, il documento economico e finanziario pubblicato dal governo a inizio aprile, che con la normativa vigente e in assenza di nuove misure prevede un disavanzo pari al 3,7% del PIL.

IL CHIARIMENTO

«Valori non strettamente comparabili», per Gentiloni. La differenza è dovuta al fatto che la Commissione arriva fino a prendere in considerazione gli interventi temporanei in scadenza e non ancora rifinanziati, esclusi dal calcolo del governo, ma che Bruxelles considera ormai strutturali; in particolare, il taglio del cuneo fiscale. Alla luce di questi dati, e al netto di possibili fattori attenuanti, il 19 giugno l’esecutivo Ue confermerà l’apertura di una procedura per disavanzo eccessivo per 11 paesi, tra cui l’Italia, il cui rapporto deficit/Pil è superiore al 3%. Le raccomandazioni Ue, però, non arriverebbero prima di novembre, così da tenere conto dei piani di bilancio pluriennali che le capitali dovranno inviare a settembre. Per l’Italia la tendenza al rialzo riguarda anche il debito pubblico, che quest’anno sale al 138,6% (dal 137,3% dello scorso anno) per poi schizzare alle stelle al 141,7% nel 2025, cioè quasi tre punti percentuali in più rispetto al Def (138,9%). E questo perché, ha spiegato l’ex premier, nel calcolo dell’Ue “non teniamo conto dell’annuncio del governo relativo alla privatizzazione dei beni pubblici che ammonterebbe allo 0,7% del Pil e per il quale mancano ancora i dettagli” necessari per la valutazione. Queste parole sono arrivate poche ore prima che il ministero dell’Economia annunciasse di aver avviato una procedura accelerata di raccolta ordini per la vendita di azioni Eni corrispondenti a circa il 2,8% del capitale della controllata. Tanto che, in una nota, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato che «le previsioni della Commissione sono in linea con le nostre. Purtroppo gli effetti negativi del Superbonus peseranno molto sul debito nei prossimi anni”, mentre le proiezioni Ue “non incorporano gli effetti delle recentissime misure che avranno effetti positivi sui conti”. Oltre alla “madre” di tutti i bonus edilizi, a pesare sul crescente debito è la crescita che, seppure positiva, resta debole, mentre l’attuale livello dei tassi porterà, secondo Bruxelles, la spesa per interessi al 4% del Pil.

Gentiloni ha però escluso la tentazione di scenari apocalittici: «Voglio rassicurare tutti che non siamo di fronte ad un “rischio Grecia”» per il nostro Paese. Ed è proprio sul Superbonus, atteso oggi al test di fiducia al Senato, che ieri c’è stata un’aggiunta europea alle polemiche italiane: per il commissario «siamo di fronte a una misura che avrà sicuramente avuto anche effetti positivi, ma che andando fuori controllo è diventato un elemento pericoloso (per i conti, ndr). Secondo noi il governo ha ragione a porre rimedio a questo”.

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Il Messaggero

 
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