Corso di aggiornamento per i tecnici del Centro Meteomont

Corso di aggiornamento per i tecnici del Centro Meteomont
Corso di aggiornamento per i tecnici del Centro Meteomont

Selva di Val Gardena (Bolzano) – Completato Corso di aggiornamento tecnico-scientifico per i coordinatori CE.SE.M del Centro Nazionale Meteomont, che si è tenuto presso la sede del Centro Addestramento Alpino di Selva Val Gardena e distacco di Auronzo di Cadore (Belluno).

Riassunto nevelogico nazionale per l’inverno 2023/2024 a cura di Servizio Carabinieri Meteomontun’analisi approfondita su cambiamenti climatici, neve e valanghe.


Il bilancio consuntivo ha visto la partecipazione di tutto il personale con qualifica di previsore valanghe che nel corso dell’inverno ha coordinato, nei diversi settori montani dell’arco alpino e della dorsale appenninica, l’attività di monitoraggio, previsione e informazione del pericolo valanghe nell’ambito del sistema nazionale e regionale di allerta rischio valanghe.

Il consuntivo è stato organizzato e diretto dal Tenente Colonnello Vincenzo Romeocon 35 anni di esperienza nel settore e Responsabile del Centro Nazionale Meteomont del Comando Carabinieri Protezione Foreste e Parchi, con il fondamentale supporto logistico-operativo del Distaccamento Scolastico di Auronzo di Cadore, comandato dal Tenente Giancarlo Caprini.

Nel corso del consuntivo, oltre agli aggiornamenti tecnico-scientifici sulle modalità di rilevazione e valutazione del pericolo valanghe secondo gli standard internazionali, sono state presentate le prime analisi dei dati meteorologici e nivologici raccolti durante l’ultima stagione invernale al fine di predisporre il bilancio bollettini previsionali del pericolo valanghe a supporto della valutazione e gestione dei relativi rischi, sia in aree antropizzate che in territorio aperto e innevato frequentato da atleti ed escursionisti. Nevicate stagionali 2023/2024, ill’arco alpino ancora in corso, è stato caratterizzato da anomalie meteorologiche rilevanti rispetto agli andamenti storici degli ultimi anni, di natura e segnale decisamente diversi tra arco alpino e dorsale appenninica.

In generale, sulle Alpi, dopo un periodo invernale relativamente secco e caldo, che conferma i minimi storici dei mesi di Dicembre-febbraio a causa delle nevicate, nel periodo tardo invernale e primaverile (marzo e aprile) si sono susseguite abbondanti e ripetute nevicate che localmente, soprattutto in quota e nei settori centro-occidentali, hanno superato non solo le medie storiche degli ultimi 30 anni, ma anche in alcuni casi i valori massimi storici, recuperando così il timido inizio di stagione. L’nevicata avvenuta successivamente ed in un periodo relativamente caldo (temperature medie e massime assolute elevate), con alternanza di correnti di aria relativamente fredda o caldo umida, ha portato ad una diffusa e continua destabilizzazione del manto nevoso e alla sua frequente variabilità spaziale e temporale, sia nella dinamica ( situazioni e problemi valanghivi) ed effetti (grado di pericolo).

In Appennini l’inverno, sia per le temperature, soprattutto quelle massime, che per le nevicate, non è mai iniziato: da allora 20% al 90%riduzione dal nevicata e l’altezza della neve rilevata in numerose stazioni di rilevamento manuale lungo tutta la cresta, rispetto alla media degli ultimi 30 anni.

 
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