‘C’era una volta la Bari dei baresi’, Gigi De Rosa – .

‘C’era una volta la Bari dei baresi’, Gigi De Rosa – .
‘C’era una volta la Bari dei baresi’, Gigi De Rosa – .

La nostra rubrica sulla Bari dei Bari è giunta al suo sedicesimo appuntamento. Questo, per me che scrivo, è un momento particolare perché sto intervistando mio padre: Gigi De Rosa. Barese autentico, cresciuto nelle giovanili biancorosse di Catuzzi, ha vinto la Coppa Italia Primavera da capitano, segnando nella finale contro il Milan. Soprannominato “Maradona” per la sua tecnica sudamericana, dotato di fantasia, esordì in prima squadra a 17 anni, in Serie B, grazie a mister Mimmo Renna nel Bari-Palermo nel campionato 1979-80. Nella frizzante stagione 1981-82, in cui i Galletti sfiorarono la Serie A e diedero spettacolo in campo, fu l’esterno offensivo del 4-3-3 di Catuzzi (35 presenze e 2 gol). Giocò con il Bari fino al campionato 1983-84 (anno record in Coppa Italia) in cui con tecnico Bolchi ottenne la promozione in Serie B e giocò le semifinali di Coppa Italia. Con la maglia del Bari ha collezionato complessivamente 86 presenze e 3 gol in campionato. In carriera ha giocato con il Pescara (promozione in Serie A con il Galeone), il Cosenza (è tesserato in rossoblu), il Matera (capocannoniere della squadra) e il Castrovillari. Nel corso della sua carriera ha saputo interpretare tutti i ruoli, diventando un vero e proprio “jolly”. Diventato allenatore con il massimo dei voti al master di Coverciano, a 39 anni ha allenato Cosenza in Serie B, C e D (ottenendo una salvezza miracolosa in Serie B 2001-02), Crotone, Pescara, Monopoli e Rende. Oggi, 61 anni, è responsabile del settore giovanile del Rende e allenatore degli Allievi Under 17 della squadra calabrese.

Il Bari di Bari è stato qualcosa di straordinario, di magico, che rimarrà per sempre impresso nella mente e nel cuore dei tifosi. Ancora oggi è ricordata come la Bari più affascinante della storia.

Allora papà Gigi… qual è per te la Bari dei baresi?

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“Un grande gruppo di ragazzi vogliosi, appassionati e affamati di calcio. Abbiamo creato un precedente probabilmente unico nella storia del calcio. Abbiamo fatto davvero parlare tutta l’Italia. Abbiamo fatto la storia”.

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Ditemi qualche aggettivo che rappresenta quella Bari…

“Fantastico perché il nostro modo di giocare e vivere il calcio, nel contesto dell’epoca, era davvero fantascientifico. Dominante perché mette giù chiunque, uscendo tra applausi scroscianti anche dopo una sconfitta. Bella, perché era una Bari davvero bella da vedere”.

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Eri il capitano della Primavera di Catuzzi che vinse la Coppa Italia e batté la Prima Squadra in amichevole…

“La Primavera è stata eccezionale. Era l’anticipazione del Bari della successiva stagione di Serie B. In quell’anno segnai una ventina di gol tra campionato e Coppa Italia, e presi tanti pali e traverse. Anche la fascia di capitano che ho indossato è stato un ruolo di responsabilità che ho sempre avuto. Nella finale contro il Milan abbiamo affrontato giocatori che hanno avuto una grande carriera: Tassotti, Evani, Incocciati, Galli, Icardi, solo per citarne alcuni. Alcuni giocatori del Milan dell’epoca ricordano bene quella partita, anche se sono passati tanti anni. Sembrava una partita di calcio professionistico: migliaia di tifosi venivano a vederci. Abbiamo giocato con le magliette azzurre. A fine partita ci siamo scambiati la maglia con i ragazzi del Milan, e le abbiamo indossate durante i festeggiamenti. C’era grande rispetto per gli avversari, grazie anche a mister Catuzzi che è stato un grande maestro di calcio e di vita”.

A che età sei arrivato al Bari?

“A nove anni. Mi hanno visto giocare per strada e mi hanno portato a Bari. Ho giocato nel settore giovanile fino alla prima squadra. Ho giocato poco negli Allievi perché mi hanno trasferito subito alla Primavera. Sono stato anche convocato nella rappresentativa pugliese del signor Leali e ho giocato la finale nazionale allo stadio Olimpico di Roma, nello stesso giorno di una partita importante per la Nazionale; così mi sono ritrovato in campo accanto ai campioni azzurri. Sotto la presidenza De Palo non avevamo nemmeno le scarpe, mentre quando è arrivato Matarrese il settore giovanile aveva una grande espansione e noi ragazzi avevamo tutto ciò di cui avevamo bisogno”.

Come è esplosa la tua passione biancorossa?

“Andavo allo stadio con mio padre fin da quando ero piccolo. Sono andato a tifare Pasquale Loseto, Fasoli, Scarrone. Nel frattempo giocavo nelle giovanili e il mio sogno era giocare nel Bari. Ce l’ho fatta.”

Nel 1980 sei stato premiato al prestigioso Torneo di Cuneo come miglior giocatore della competizione…

“È stata una gara molto importante. Siamo arrivati ​​terzi e siamo stati eliminati dalla Juventus. Ricordo bene quei momenti: mi divertivo tantissimo, facevo bei gol e numeri e mi fermavano allenatori di club importanti”.

Ricordi un episodio in particolare?

“Dopo la partita giocata contro la Primavera della Juventus, siamo rimasti a lungo chiusi negli spogliatoi, in attesa di partire per Bari, perché sia ​​l’allenatore che i dirigenti erano scomparsi. Era anormale e mi chiedevo cosa fosse successo. Ad un certo punto sono tornati e ho anticipato l’allenatore chiedendogli cosa fosse successo. Mi ha detto ‘Gigi, stavamo parlando di te. La Juve ti vuole e stava trattando perché ti vuole subito. Vuoi restare qui? In quel momento ho detto di no”.

Ti sei pentito di quella scelta?

“No, perché il mio sogno era il Bari. Non potevo abbandonare la squadra. Nel corso degli anni, però, mi sono chiesta come sarebbe stata la mia carriera se avessi preso quella decisione, che non era l’unica. Sono soddisfatto della mia carriera. Il calcio mi ha dato tanto, ma penso di averlo meritato”.

Sei stato protagonista di quella fantastica stagione di Serie B con Catuzzi. Qual è stato il tuo momento migliore?

“La partita di Rimini. Sembrava di giocare in casa, lo stadio romagnolo era gremito di baresi (una decinamila baresi a Rimini, ndr). Ho segnato un gol di pallonetto e abbiamo vinto quella partita importante che ci ha portato nelle prime posizioni della classifica”.

Eri un pupillo di Catuzzi, visto che ti voleva anche al Pescara in Serie B. Che rapporto hai avuto con lui?

“Catuzzi è stato come un padre. A lui devo tutto, è stato davvero il mio maestro. Quando se ne andò corsi a Parma per il suo funerale e stavo molto male. A parlarne mi fa stare male ancora oggi. Ho avuto un ottimo rapporto con lui. A volte, anche se ero molto giovane, mi prestava la sua Mercedes e io mi innamoravo di quella macchina. Nella mia vita ho avuto quasi sempre la Mercedes”.

La tua prima macchina?

“A diciannove anni, il Charleston nero-bordeaux. Bellissimo”.

Che ragazzo era Gigi De Rosa? Descrivi anche le tue caratteristiche tecniche…

“Sono sempre stato timido, riservato e molto volenteroso. Ho avuto subito fortuna grazie al calcio, ma non mi sono mai montato la testa. Ho fatto tanti sacrifici: a scuola andavo al ‘Santarella’ con la borsa, perché appena uscivo prendevo il pullman per gli allenamenti. Giocavo in strada e da piccolissimo giocavo in piazza Flacco, in corso Vittorio Veneto. Poi a sette anni mi sono trasferito al San Paolo con la mia famiglia. Mi piaceva molto dribblare e fare trick, ero veloce e tiravo bene, avendo segnato tanti gol su punizione e da fuori area”.

Vivevi in ​​una famiglia numerosa?

“Sì, eravamo sette figli e i miei genitori hanno fatto tanti sacrifici. Con i miei primi soldi da calciatore ho aiutato la mia famiglia. Ho due figli: Vincenzo e Marco, entrambi con una grandissima passione per il calcio”.

Il tuo piatto preferito?

“Da buon barese, adoro i frutti di mare e il pesce. A casa sono praticamente cresciuto con le acciughe e le cozze, che mio padre metteva in tavola praticamente tutti i giorni. In Calabria ho scoperto il peperoncino in tantissime salse e non posso più farne a meno”.

Il tuo primo gol con la maglia del Bari?

“A Verona, nella splendida stagione 1981-82: segnai un bel colpo di testa. La partita finì 3-3 ma anche in quella partita subimmo delle ingiustizie arbitrali. Quando tornai a casa, nel mio quartiere mi accolsero come un eroe. Ho trovato amici, famiglia e fan che hanno festeggiato benissimo”.

Raccontami un aneddoto…

“Nel 1983 giocammo gli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Juventus di Tardelli, Scirea, Paolo Rossi e Platini. Al ‘Della Vittoria’ ho fatto un bel gesto sulla fascia e Cabrini e Furino sono caduti a terra per le mie finte e dribbling. Furino (capitano della Juventus, ndr) si è arrabbiato e ha fatto un’entrata un po’ dura nei miei confronti. Ho preso due pali e Zoff ha fatto una parata miracolosa su uno dei miei tiri. Ricordo ancora il ruggito del pubblico che si emozionava durante le mie azioni.”

A Bari ti hanno soprannominato ‘Maradona’. Poi con Maradona hai giocato più volte contro di lui…

“Ho giocato contro Maradona prima quando ero al Pescara, poi quando giocavo nel Cosenza. Fu proprio in una partita Napoli-Cosenza giocata allo stadio ‘San Paolo’ che gli chiesi la maglia e lui, con mia grande sorpresa, mi disse ‘Tu otto Pescara’. Erano passati sei anni dalla prima volta che ci affrontammo da avversari, ma lui si ricordava di me con grande chiarezza, anche del numero di maglia che indossavo (il numero 8, ndr). Mi ha detto che mi aveva già promesso la maglia e che me la avrebbe regalata nella gara di ritorno. Al suo ritorno però si infortunò e Zola giocò al suo posto con il numero 10. Al termine della partita, mentre ero sdraiato sul lettino nello spogliatoio, Gianfranco Zola mi raggiunse e mi disse ‘Gigi, ti ha mandato Diego’. Questo’. Maradona è stato grande non solo come calciatore”.

Le cronache dell’epoca ti consideravano un top player del Bari. Valcareggi, allenatore della Nazionale Under 21, diceva che eri un talento naturale…

“Sono stato convocato spesso nell’Under 21 B da Ferruccio Valcareggi e ho giocato anche lì. Vicini invece mi chiamava spesso per gli raduni nella Nazionale Under 21. Mi disse che mi avrebbe portato con l’Under 21 alle Olimpiadi del 1984, ma quell’anno giocai in Serie C con il Bari e fu tutto annullato. Un giorno Vicini chiamò a casa e mi disse che se avesse fatto giocare un giocatore di serie B sarebbe stato un casino. Prima giocavano in Nazionale solo quelli delle big di Serie A, io giocavo in Serie B con il Bari. Ma per me è stata una grande soddisfazione”.

Il gol più bello della tua carriera?

“Con la maglia del Pescara ho segnato un gol di testa da quasi centrocampo nel derby contro la Sambenedettese. A un minuto dalla fine segnai l’unico zero e lo stadio esplose. È stato un gol molto particolare e insolito, forse un record. Il giorno successivo un quotidiano nazionale pubblicò una vignetta”.

Con il Matera hai segnato un gol nel 1993-94, nel derby contro il Potenza. Un rigore col “cucchiaio”. Lo facevi molto prima di Totti della Roma…

“L’ho fatto più volte nella mia carriera. Sì, è vero, l’ho fatto prima di Totti ma non credo che Francesco mi abbia copiato. Sono ricordi bellissimi”.

Hai un rimpianto nella tua carriera?

“Forse il mio carattere un po’ timido non mi ha fatto emergere più del dovuto, ma sono felice. Avevo tante proposte, ma quando mi sono sentito a mio agio nel club in cui giocavo, non volevo lasciarlo. Sono uno dei giocatori della storia con più presenze in Serie B”.

Cosa ne pensi di questa stagione negativa per i biancorossi?

“Il Bari quest’anno non è partito benissimo e col tempo non è riuscito a cambiare marcia. Quando cambi tanti allenatori vuol dire che ci sono dei problemi. Il calcio non è una scienza. La stagione con Catuzzi, ad esempio, fu splendida ma l’anno dopo retrocedemmo in Serie C. Beh, anche questo è calcio. Ma non mi aspettavo assolutamente una stagione così negativa. Lo sto vivendo malissimo perché ho il Bari nel cuore”.

Tu sei un allenatore e hai allenato in Serie B, offendendo risparmiatori importanti. Pensi che il Bari riuscirà a sopravvivere ai playout contro la Ternana?

“Sarà difficile perché la squadra Breda ha un risultato su due, ma quello che conta è soprattutto la motivazione. In quest’ultima partita dei playout devi dare tutto quello che hai. Anche gli episodi e la fortuna faranno la differenza, come succede nella vita. Ma il Bari deve cercare anche la fortuna”.

Il Bari di Bari è irripetibile?

“SÌ. I ragazzi di oggi vogliono tutto e subito e non sono predisposti ai veri sacrifici. Giocavamo per strada. Penso che anche le scuole dedichino poco tempo all’attività fisica. Nei paesi nordici, ad esempio, si dedicano molte ore alla settimana allo sport. Forse i tempi sono cambiati, ma anche il calcio e le sue dinamiche sono cambiate molto. Avevo il sogno di giocare solo nel Bari”.

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