G7, sulla statale 16 polizia ad ogni incrocio. A Brindisi strade deserte e negozi chiusi – .

G7, sulla statale 16 polizia ad ogni incrocio. A Brindisi strade deserte e negozi chiusi – .
G7, sulla statale 16 polizia ad ogni incrocio. A Brindisi strade deserte e negozi chiusi – .

La strada statale 16 da Bari a Brindisi sembra una strada di servizio in questi giorni in cui la Puglia è al centro del mondo. Una volante della polizia staziona ad ogni incrocio già a Polignano a Mare, quando mancano ancora un’ottantina di chilometri al capoluogo messapico. Solo l’uscita per Savelletri stranamente non è presidiata, ma solo perché appena usciti dall’autostrada inizia da lìzona rossa intorno alla località di Borgo Egnazia, una cintura di sicurezza molto stretta per proteggere i sette leader del G7. Su questa strada sempre affollata circolano meno auto del solito, soprattutto ora che è iniziata la stagione estiva.
Pochi mezzi pesanti in circolazione, solo quelli autorizzati, sarà così fino a domenica. Tanti mezzi della Polizia, su e giù tra Bari e Brindisi, un susseguirsi frenetico di lampeggianti blu.
Un elicottero vola basso sulla strada, sembra voler atterrare ma resta immobile nell’aria, vuole solo scrutare da vicino il traffico.
Si ha la sensazione di trovarsi su corsie riservate alle autorità, come se le auto private in autostrada fossero una sorta di ospiti sgraditi da tollerare. L’arrivo in città è straniante. Brindisi, nel primo pomeriggio, è spettrale. Soffia lo scirocco, per fortuna il termometro non supera i trenta gradi.

La zona a ridosso della zona rossa è deserta, molti negozianti hanno deciso di non alzare nemmeno le saracinesche: un po’ perché le persone non sono libere di muoversi e gli affari potrebbero andare a rotoli, un po’ perché quelli del “No G7” stanno per arrivare in piazza Vittoria e si temono disordini. Il titolare di una tabaccheria rimasta aperta si lamenta con i colleghi: “Questo diffonde insicurezza e crea anche loro un disservizio”. Questi sarebbero i militari e le forze dell’ordine.
Presenti in migliaia, di ogni specialità: anche i poliziotti in borghese in moto, anche quelli con le moto d’acqua che pattugliano il bacino portuale, anche quelli in tenuta antisommossa perché non si sa mai.
I vigili urbani sono in servizio dalle prime ore del mattino (“senza cambio”) e lo saranno fino a tarda notte, quando si concluderà la cena di gala al castello svevo, ospite del presidente Mattarella.
È aperto un bar vicino alla stazione ferroviaria, a due passi dall’ultimo cancello prima del castello. Soddisfatto il titolare: «I clienti abituali non si sono presentati, ma abbiamo compensato con tanti volti nuovi». Sono gli agenti e i membri dello staff che ronzano attorno alle poche attività rimaste aperte. Alcuni turisti scarni stanno passeggiando nella zona del porto. I brindisini, i pochi che ci sono in giro, non si lamentano, visto che il sacrificio durerà poco, solo il disagio di lasciare le auto lontano dalla zona rossa. “Semmai – dice un 60enne deluso – è sorprendente che il nome della città non si senta mai al telegiornale: solo Borgo Egnazia, che è una località di villeggiatura, ma mai Fasano e mai Brindisi”. Certamente entrambe le città sono al centro delle iniziative di chi dissente da quella che considerano la logica perversa del G7. In piazza Vittoria, a Brindisi, quando è sera, si riunisce il tavolo di coordinamento No G7.
Sul palco si succedono rappresentanti del variegato mondo pacifista e antiglobal. Il primo a parlare è il brindisino Bobo Aprile, ex Cobas. «Non abbiamo motivo – grida dal microfono – di essere contenti di questo G7 che ci sta portando alla terza guerra mondiale. Oggi decidono di donare 50 miliardi di euro a Zelenskyj per portare avanti un conflitto che non ha più nulla delle motivazioni originarie.
Una guerra basata sulla necessità di espandere l’economia occidentale verso quella orientale”. In altri sensi, non possiamo nemmeno essere calmi riguardo alle politiche contro il cambiamento climatico. «Nei Paesi del G7 – sottolinea Aprile – non si registra nemmeno un moderato calo nell’uso dei combustibili fossili. Un atteggiamento che si accompagna, nelle ultime notizie, alla decisione di imporre dazi fino al 38% sull’importazione di auto elettriche cinesi in Europa: si sciacquano la bocca con la libertà economica e poi impongono i dazi. L’unica cosa che ci rincuora di questo G7 è la presenza del Papa”. In piazza, qualche centinaio di persone e un nugolo di giornalisti provenienti da tutto il mondo, attratti, va detto, dai piatti posti sulla tavola di una “cena pubblica”: in contrasto con il grande banchetto che si svolge a pochi un centinaio di metri, nel castello svevo. La tavola No G7 propone frise con fiaschetto pomodoro e olio, pane fatto in casa, poi anche carne e cous cous preparati dalla comunità africana di Brindisi. Una di loro, Drissa, denuncia gli attacchi razzisti che i braccianti africani subiscono da giorni nelle campagne tra Carovigno e San Vito dei Normanni, «senza che nessuno dica niente, perché qui tutti sono impegnati a parlare solo dei big Seven».
La notizia del giorno è che il tavolo No G7 si è diviso. È prevista questo pomeriggio a Fasano la conferenza stampa di Cgil, Arci, Anpi, Pax Christi, Forum Terzo Settore e varie altre sigle. Mettiamola così: la parte più moderata del movimento. Seguirà un corteo per le vie della città. Sabato Aprile e i suoi uomini sfileranno. «Eppure – racconta l’ex sindacalista – avevamo concordato in una riunione a Bari di fare tutto insieme. La Cgil ha voluto diversamente e non sappiamo perché”.

 
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