Pochi e senza personale, i consultori familiari in Calabria sono (quasi) clandestini – .

CATANZARO «In Calabria, come in Italia, ci sono pochi consultori. La legge numero 34/96 prevede la disponibilità di un consultorio familiare ogni 20.000 abitanti, infatti ce n’è 1 ogni 35.000″. Lo riferisce il Coordinamento Pari Opportunità della Uil Calabria che ha presentato oggi a Catanzaro il rapporto sui consultori. Il rapporto evidenzia che «la legge regionale che istituisce i consultori familiari risale al 1977 (legge regionale 8 settembre 1977, n. 26), due anni dopo rispetto alla legge nazionale che risale al 1975. Attualmente, secondo i dati disponibili sia sul sito del Ministero della Salute e su quello della Regione Calabria questi i consultori familiari operativi: 12 in provincia di Catanzaro; 23 in provincia di Cosenza; 20 in provincia di ; 3 in provincia di Vibo Valentia e 4 in provincia di Crotone”. In totale sono 62, rispetto allo standard ministeriale sono 31 in meno (dovrebbero essere 93).

Le analisi

Anna Comi, responsabile del Coordinamento Pari Opportunità della Uil Calabria, ha spiegato che «proseguendo il nostro viaggio tra i consultori ci siamo resi conto che molti erano davvero scatole vuote, quindi anche se numericamente la nostra mappatura mostrava 62 consultori, di fatto quelli che sono veramente attivi sono molto pochi. Ci sono alcuni esempi virtuosi che abbiamo messo nel nostro rapporto, ma altri sono quasi come le cliniche, non c’è personale perché comunque nella clinica c’è bisogno di avere un ginecologo, un’ostetrica, un’assistente sociale, uno psicologo, un infermiere di fatto, le persone che sono lì dividono l’orario contrattuale tra più ambulatori quindi se andiamo alla clinica di Villa San Giovanni incontriamo lo stesso ginecologo che vediamo a Reggio. C’è veramente carenza di personale e ci teniamo molto a sottolineare questo punto: c’è bisogno di avere per ogni consulente le figure che abbiamo descritto prima”. Secondo Comi, inoltre, «la clinica è vista all’esterno come una struttura che si occupa solo della gravidanza o dell’interruzione di gravidanza. Ma in realtà non è così perché anche il consultorio per adolescenti potrebbe essere un aiuto importante. Allora quello che chiediamo con il nostro rapporto è proprio di dare più spazio ai consultori, per farli conoscere anche ai giovani”. La segretaria generale della Uil Calabria, Mariaelena Senese, nel suo intervento si è a sua volta soffermata sulle scelte del governo di aprire le porte dei consultori familiari alle associazioni pro-vita: «Siamo in attesa – ha detto Senese – di una presa di posizione da parte della Regione Calabria , come fatto da altre amministrazioni regionali, sulla scelta operata dal governo. La nostra è una regione in cui il numero dei medici obiettori di coscienza negli ambulatori familiari è troppo alto e questo è un dato che non può essere semplicemente accettato”. Alla presentazione hanno partecipato anche Adele Murace e Daniela Diano del Movimento Riprendiamoci i Consiglieri della Locride.

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