IERI L’ULTIMO ADDIO A FRANCO ODDO – .

IERI L’ULTIMO ADDIO A FRANCO ODDO – .
IERI L’ULTIMO ADDIO A FRANCO ODDO – .

La vera morte non avviene quando il respiro si ferma. Moriamo davvero quando si spegne il ricordo della persona che ci lascia. Ed è proprio la morte a rivelarci quanto profondamente diffusa sarà questa memoria. Per chi non aspira alla permanenza concessa dall’arte in tutte le sue forme, per noi, persone ‘normali’, la continuità dopo la morte fisica è inevitabilmente segnata, determinata, dalla qualità stessa della nostra vita, dal giudizio che lasciamo di noi stessi. , dal modo in cui abbiamo agito e operato. La nostra memoria sarà più duratura se la nostra esistenza non si è chiusa nello stretto cerchio domestico, ma si è aperta agli altri, ha incluso la vita degli altri, ha modificato in qualche modo il suo percorso… in bene.

Questo è stato l’impegno umano e giornalistico di Franco. E i tanti, tantissimi messaggi di cordoglio arrivati, soprattutto attraverso i social, dicono tutto di lui. Verità incontrovertibili perché univoche.

E così non abbiamo voluto riversare, in queste nostre riflessioni in suo ricordo, il nostro grande immutabile affetto nei suoi confronti. E sappiamo bene qual è il rischio di “beatificazione” di “chiunque” in queste tristi occasioni. Franco è stato il primo a riconoscere e lamentare le sue debolezze umane, alcuni suoi ‘fallimenti’ ma ecco, noi della redazione, prima – dal 2004 – del quotidiano Il Ponte, dal 2009 del Civetta, vent’anni con Franco! , vogliamo regalarvi il ritratto di un uomo così come emerge da quella valanga di pensieri emotivi espressi sui social da chi lo ha conosciuto.

Un uomo serio e coerente, un uomo di cultura e sensibilità, con altissime doti di correttezza e onestà intellettuale. Un gentiluomo d’altri tempi. Una persona speciale che ama la vita e la giustizia, rispettabile e molto intelligente, sempre gentile ed educato, rispettoso di tutti, un amico leale. Un grande gentiluomo, una bellissima persona.

Giornalista senza padroni, libero da vincoli e coraggioso, serio e preparato, fine intellettuale e combattivo come ha dimostrato, insieme ai suoi collaboratori, opporsi al sistema di corruzione giudiziaria e di malaffare che aveva messo le mani su Siracusa poco più di dieci anni fa, come lui è stato riconosciuto dall’Ordine dei Giornalisti di Palermo che gli ha assegnato il Premio nazionale Mario Francese. La sua volontà di ricerca della verità è sempre ferma”.

Diverse sono state anche le testimonianze di chi ha mosso i primi passi nel giornalismo con lui, in tanti hanno ricordato”la straordinaria esperienza umana e professionale” visse con lui, grazie a lui, poiché non si tirò indietro davanti a nessuna battaglia, pur essendo consapevole delle possibili conseguenze, perseguendo gli obiettivi di quel giornalismo d’inchiesta in cui credeva fortemente.

Abbiamo voluto riportare solo due testimonianze del ‘metodo Oddo’ estrapolate dal lungo elenco possibile: “Da giovane giornalista – ha scritto Massimiliano Perna condiviso, con te direttore, l’esperienza de Il Ponte e le prime fasi de La Civetta di Minerva. Su quelle pagine ho pubblicato alcune delle mie prime inchieste sul caporalato e su Cassibile. Ho avuto l’opportunità di conoscere un regista bravo, serio, preparato, pronto a darmi consigli e a fidarsi di me. È una persona elegante e rispettabile che ha creduto nel giornalismo. Non dimenticherò mai la tua ferma risposta a chi ti chiamava per chiederti di farmi stare zitto e di non pubblicare i miei pezzi e la verità che raccontavano. Ricordo che mi dicevi: vai avanti, vai avanti. Sappi che sono orgoglioso di aver condiviso con te un pezzo del mio percorso professionale”.

Gianmarco Catalano: “La tristezza che mi avvolge è grande e forte è il ricordo dei momenti trascorsi a litigare (e talvolta anche animatamente e in disaccordo) con lui, prima e dopo i postumi di una notte trascorsa a comporre il giornale. Con quella forza morale che non lo ha mai abbandonato e che è stato e resterà un esempio indelebile. Con lui, grazie a lui e al Civetta, ho mosso i primi passi nel giornalismo e nell’impegno civico. Un’esperienza che ha contribuito in maniera decisiva alla mia crescita umana, politica e professionale. Con alcune “lezioni” che trovo tra le sue email”.

Una lezione troppo lunga per essere qui riprodotta ma che pubblicheremo, anche perché è un esempio dell’organicità logica del pensiero del nostro regista, che si esprimeva in quella scrittura semplice, scorrevole, perfetta, godibile, che era il segno distintivo del suo stile . Franco era meticoloso e severo nel correggere chi ‘sbagliava’ – principio inderogabile è scrivere correttamente, nella sintassi come nella scelta lessicale -, attività che ci tenne occupati fino alle prime luci dell’alba quando veniva realizzata l’edizione cartacea preparato, cosa che è stata possibile anche e soprattutto grazie alla sua generosità.

La sua figura di grande giornalista e uomo integro – ricorda l’ Dottor Artale – ha meritato anche l’onore di essere nominato Partigiano Onorario dalla nostra sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani”, onorificenza su cui Franco scherzava, ricordando i suoi primi interessi giovanili vicini alla destra.

Franco vive con noi, dentro tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo e di essere stati ‘formati’ da lui e da persone’ molto autorevoli eroe della nostra comunità’ (come ha scritto qualcuno) ci auguriamo che il suo nome rimanga per sempre e venga ricordato tra quelli dei cittadini illustri di una città che egli amò moltissimo e per la quale ‘bellezza’ (in tutti i sensi) combatté caparbiamente.

 
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