“Proteste per la sua morte inutile senza azioni concrete sull’amianto” – .

“Proteste per la sua morte inutile senza azioni concrete sull’amianto” – .
“Proteste per la sua morte inutile senza azioni concrete sull’amianto” – .

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, fa il punto della situazione dopo lo scalpore sollevato dalla vicenda Di Mare, morto a causa del mesotelioma: “L’Italia perde un grande giornalista, a novembre presiedette un nostro convegno senza dicendo che era malato.” Sulla situazione in Rai: “Bonifica parziale in viale Mazzini, possibile che abbandonino l’edificio”.

La storia di morte di Franco Di Mare sembra aver fatto luce sulla questione dell’amianto. Il giornalista Rai, morto a causa del mesotelioma, a cancro aggressivo legato all’esposizione all’amiantocontribuisce a tenere alta l’attenzione su un tema verso il quale in Italia sembra persistere un certo oscurantismo.

Probabilmente per un elemento sostanziale, ovvero la sua invisibilità, o forse per la difficoltà di risalire all’origine della contrazione, ciò non toglie che l’amianto sia un problema che esiste e le cui dimensioni crescono di giorno in giorno. Raccontarcelo lo è Ezio Bonannipresidente dell’Osservatorio nazionale amianto, nonché legale di Franco Di Mare.

Pensi che questa vicenda abbia cambiato qualcosa nella percezione comune del problema?

L’avvocato di Franco Di Mare: “Una morte inaccettabile, individuare e punire i responsabili”

Secondo me sta cambiando poco, capisco l’indignazione, ma devo dire che senza azioni concrete per rimuovere l’amianto, dai luoghi di lavoro alle scuole e agli ospedali, questa strage è destinata a continuare.

Cos’è che ci manca?

Dobbiamo capire che l’amianto è un killer che uccide in modo “democratico”, non guarda in faccia nessuno, con dosi variabili che anche in piccole parti può uccidere.

E a quanto pare c’è ancora una notevole presenza di amianto in molte strutture su tutto il territorio nazionale.

Se l’amianto continua ad essere presente in 2.500 scuole, nelle condutture dell’acqua, nelle vecchie unità navali della marina militare e perfino nella sede Rai di viale Mazzini che a quanto pare non è stata ancora del tutto bonificata, le proteste sono inutili.

I casi stanno aumentando?

Grande aumento. Purtroppo non vengono registrati, perché il Renam (Registro Nazionale Mesoteliomi) è fermo al 2017-18 e registra solo i mesoteliomi, mentre l’amianto provoca anche una serie di altri tipi di cancro. Io personalmente ho avuto due parenti morti di mesotelioma, uno dei quali andava a scuola a Torino ed è morto così a 55 anni perché lì c’era amianto nell’università, oltre probabilmente anche nella caserma dove prestava servizio militare servizio. Ma coinvolge tutti, dagli insegnanti agli studenti, c’è un numero considerevole di casi di cui non abbiamo alcuna percezione.

Nelle ultime settimane se ne parla molto più frequentemente.

In questo momento c’è un’indignazione per la morte di Di Mare che è giustissima, fu lui il primo a intervistarmi su UnoMattina nel 2006 e in quel caso spiegai che presto ci sarebbe stata un’epidemia. Non è un caso che i casi siano esplosi. Finché lo smaltimento dell’amianto mediante bonifica non sarà inserito nell’agenda del governo, la strage non si fermerà e purtroppo è destinata a crescere almeno fino al 2030-2032, perché i tempi di latenza possono arrivare fino a 50 anni. Stiamo scherzando con la salute pubblica e il caso di Di Mare dimostra l’impatto distruttivo dell’amianto, anche un uomo forte, un combattente, è stato messo in ginocchio nonostante lottasse.

Franco Di Mare con l’avvocato Bonanni

La risposta a questa situazione non può che essere politica.

Tutto va contestualizzato, non solo con criteri giudiziari. Il governo una volta ha detto che in caso di vittime ci sarebbe parte civile, ma non c’è bisogno di fare causa quando qualcuno muore. Il problema dell’amianto non può essere risolto individuandone le cause.

Lei si occupa ormai da anni della questione amianto. Come si è evoluta la questione?

25 anni fa vedevo la gente morire e nessuno diceva niente né sapeva niente. Anche sull’uranio impoverito sono molti i corrispondenti di guerra che hanno svolto missioni e hanno ricevuto radiazioni. Molte persone mi chiamano dicendo che hanno problemi respiratori. Purtroppo anche il servizio pubblico e le altre reti nazionali fanno tremila programmi su cose irrilevanti, quando invece l’attenzione dovrebbe essere posta sui problemi veri delle persone, come quello della salute.

Giorni fa, in merito al caso Di Mare, l’Inail sottolineava la presunta impossibilità di individuare un collegamento tra esposizione all’amianto e mesotelioma.

L’Inail non sa mai niente. È un’istituzione che dovrebbe preservare la salute dei lavoratori, prevenire il verificarsi di infortuni, oltre il risarcimento, dopo che ci si ammala. Sarebbero necessari più ispettori per prevenire infortuni e malattie. Oltre a questo c’è da dire che non prevede nemmeno un risarcimento, perché ogni volta che c’è una malattia professionale contesta tutto e questo non va bene. Anche perché nel caso del mesotelioma esiste la presunzione legale di origine, quindi c’è un’inversione dell’onere della prova che grava sull’Inail. Fanno sempre finta di venire da Marte. Siamo coinvolti in giganteschi processi contro l’Inail, che contesta tutto.

Ci sono altri dettagli emersi dopo la sua morte sulla questione Di Mare?

Su questo devo mantenere il silenzio più assoluto, per il rispetto che dobbiamo ad un grande uomo. La figlia ha già fatto dichiarazioni giorni fa che sostanzialmente condivido.

Lei ha detto che i responsabili dovevano essere identificati. Questo sembra essere il punto.

Come presidente Ona posso confermarlo. Uccidere qualcuno perché magari lo hai esposto a dei rischi è un reato e quindi secondo me bisogna individuare chi è il responsabile. Naturalmente Di Mare non è morto congelato.

E il punto è anche capire chi in Rai si è rifiutato di consegnare la documentazione a Di Mare.

Di Mare da Fazio è stato chiaro, ci sono le parole del protagonista. L’uso del termine “ripugnante”, anche se in modo educato, credo dica tutto. Non posso che essere d’accordo con quello che ha detto nella vita. A livello personale per me è stata una grande delusione. Ho pranzato con lui dopo il convegno che aveva presieduto mesi fa, lo aveva fatto senza dire che era malato, mantenendo il riserbo e comportandosi da grande giornalista. Posso solo dire che l’Italia ha perso un grande giornalista, una brava persona. Un grave danno per la comunità. Questo è ciò che fa l’amianto: uccide le persone e danneggia la comunità. E poi l’INAIL non riconosce la malattia e devi fare querele a vita.

La protesta era cresciuta anche in relazione al caso Mariusz Sodkiewiczun ex dipendente Rai morto due giorni prima di Di Mare.

Aveva sporto denuncia penale circostanziata e credo che sulla vicenda vada fatta luce. La bonifica del 2011-2012 negli edifici Rai non è stata effettuata interamente ed è carente. Si scopre che l’amianto è stato spruzzato in un certo modo e non c’era modo di rimuoverlo tutto. Solo l’ultimo piano di Viale Mazzini, dove si trovano i vertici, è stato ben bonificato; Non vedo che sia completo negli altri piani. Sembra che potrebbero trasferirsi da quell’edificio, anche se temporaneamente. I dirigenti Rai stanno valutando un cambio di sede per bonificare e poi tornare in via Mazzini.

Il caso di Sodkiewicz è l’unico caso che le è arrivato dal mondo Rai?

Ci sono altri casi, mi scrivono continuamente, ci sono situazioni allarmanti. Anche i lavoratori Rai di viale Mazzini dovranno sottoporsi a controlli sanitari. Ne ho avuti due o tre nuovi recentemente. È venuta da noi una vedova il cui marito è morto qualche tempo fa.

Questa storia mediatica potrebbe aver contribuito ad attirare l’attenzione del pubblico sull’argomento?

Forse si. Prima non se ne parlava affatto, nemmeno alla tv pubblica, non voglio essere cattivo ma forse dipende dal fatto che hanno l’amianto negli uffici e cercano di dire che l’amianto non provoca tali danno.

 
For Latest Updates Follow us on Google News
 

NEXT Ravenna, si aggrava il bilancio delle vittime dell’incidente di via Sant’Alberto. È morto l’ex dirigente Romeo Giacomoni