Lo chiamavano Providence, ha vinto tutto con il Milan – .

Quando il Milan lo prese dalla Fiorentina sembrò una sorta di dazio da pagare per arrivare in futuro a Paolo Monelli, che sembrava essere il vero campione dei due “Gemelli” in maglia viola. Daniele Massaro, però, negli anni ha dimostrato di appartenere a un’altra categoria, coronando un sogno d’infanzia come ha confessato rivista: “Da bambino desideravo indossare la maglia rossonera più di ogni altra cosa al mondo. Ho dovuto rimangiare la parola data alla Juve: dicembre ’85, ero alla Fiorentina e Trapattoni mi disse: ‘Platini ha parlato con l’avvocato Agnelli e ti vuole alla Juve’. Avevo il contratto in scadenza, gli assicurai che ne avremmo parlato a fine campionato, la Juve in quegli anni era il top. Nei primi mesi dell’86 squillò il telefono e Galliani mi disse: ‘Berlusconi ha preso il Milan, io farò l’amministratore delegato, vuoi…’. Non gli ho lasciato finire la domanda. Sono nato milanista, non c’era Juve che contasse, anche se ho vissuto momenti difficili. Quando arrivò Arrigo Sacchi, ad esempio, si presentò così: ‘Non giocherai mai nella mia squadra’. Le cose sono andate diversamente, lo sai, e lo ringrazierò sempre, perché con lui mi sono rimesso in gioco: mi ha fatto capire che nel calcio che aveva in mente potevo fare solo l’attaccante. Ebbene, 12 anni dopo mi portò ai Mondiali. Ho fatto tutto per il Milan, anche da difensore, quando segnavo accettavo di restare fuori, ho sempre messo il gruppo davanti”..

Massaro in azione a Monza nel 1979-’80
Massaro alla Fiorentina

E che abbia fatto tutto per i rossoneri lo dimostra un dato: il record di aver indossato dieci degli undici numeri di maglia a disposizione della squadra in quel momento in campo: gli mancava solo il numero 1 (quello del portiere ). Nei suoi 9 anni in rossonero ha collezionato 208 presenze e 50 gol, vincendo tutto, guadagnandosi il soprannome “Provvidenza” per i tanti gol decisivi segnati con la maglia del Milan e guadagnandosi anche un posto in Nazionale ai Mondiali del ’94, quando in finale sbagliò uno dei rigori della finale, come Baggio e Baresi.

Massaro al Milan nella stagione 1986-’87

Prima ha sparato la migliore occasione per gli azzurri in tutti i 120 minuti e poi – lui che non aveva mai tirato un rigore in 14 anni di Serie A – ha sbagliato dal dischetto anche se la dannazione dell’errore decisivo è rimasta per sempre sulle spalle di Baggio. Quell’anno, però, aveva vinto una finale ed era stato decisivo anche segnando i primi 2 gol nella finale di Coppa dei Campioni 1994 per 4-0 contro il Barcellona. Lo aveva cercato anche l’Inter (che aveva punito tre volte nei derby): “Ho detto no all’Inter. Ero al terzo anno di contratto e Pellegrini mi offrì il doppio dello stipendio, ma non sarei mai passato dall’altra parte”.

Con la maglia della Nazionale

Poi nel ’95, a 34 anni, Daniele Massaro annunciò che sarebbe diventato il secondo italiano a cimentarsi nella J-League (dopo Schillaci). Al Corriere della Sera ha rivelato quanto sia stata importante quell’esperienza di vita insieme alla moglie Carla e alla figlia Gaia, dove ha scoperto il Sushi molto prima del resto di Milano e dell’Italia, masticò una lingua sconosciuta e ne scoprì la Umeboshile famose prugne dalle proprietà curative, lasciate essiccare al sole, salate in botti di legno e poi lasciate macerare per un anno nelle foglie di shiso, che conferiscono loro il caratteristico colore rosso: “Dopo cinque anni di Sacchi e quattro anni di Capello, è bastato un mese di prugne per curarmi dalla gastrite”.

La sua grande passione ora è il golf (“Ho iniziato tanti anni fa insieme alla vecchia guardia del Milan tra cui Nava, Tassotti, Van Basten, Donadoni, Marco Simone e tanti altri. Abbiamo iniziato a fare i primi scatti nei ritiri e da lì in tanti abbiamo continuato”.) e la manifestazione, come ha confessato Tuttosport: “E non potrebbe essere altrimenti essendo nato a Monza: la velocità è nel mio sangue. Infatti, quando ho smesso di giocare a calcio, mi sono subito dedicato ai rally con la Opel, per tre anni ho gareggiato nel campionato quattro ruote motrici, ho vinto due rally in Italia, ho preso parte al Ferrari Challenge, la Porsche Super Car , la Formula 3000 e poi il ritorno ai rally di Monza”. Si è candidato anche come consigliere nella lista di Forza Italia e ha ricoperto anche il ruolo di ambasciatore del marchio di Milano.

 
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