Al via a Piacenza la raccolta firme per il referendum sul lavoro della CGIL – .

Al via a Piacenza la raccolta firme per il referendum sul lavoro della CGIL – .
Al via a Piacenza la raccolta firme per il referendum sul lavoro della CGIL – .

Il segretario provinciale della Cgil, Ivo Bussacchini, all’assemblea del 24 aprile

La campagna referendaria che la CGIL ha introdotto attraverso quattro quesiti ridurre la precarietà e garantire maggiore sicurezza negli appalti. Proposte che il segretario regionale Massimo Bussandri e il segretario provinciale Ivo Bussacchini lo hanno presentato mercoledì 24 aprile in un’assemblea, organizzata presso la Camera del Lavoro di Piacenza, ai delegati delle imprese locali.

Obiettivo diecimila firme a Piacenza

Referendum per i quali il sindacato si prepara a raccogliere le 500mila firme necessarie entro l’estate per poi andare al voto la prossima primavera. L’obiettivo è raccoglierne oltre 10mila a Piacenza e provincia. L’appuntamento per la prima iniziativa provinciale piacentina di raccolta firme è in piazza Cavalli, dopo i discorsi ufficiali della mattina della Festa della Liberazione, con un banchetto che sarà allestito nella piazza principale della città emiliana. Negli stessi luoghi di Piacenza Collettiva, una settimana di festa e di popolo organizzata da Cgil, Arci e Anpi, verranno raccolte le firme per i quattro referendum su licenziamenti, contratto a tempo determinato e sicurezza.
Sarà possibile firmare per i referendum anche sul sito della CGIL.

le parole del segretario regionale Bussandri

“Sono quattro referendum – ha spiegato il segretario generale Bussandri – che hanno al centro tre temi: cassa integrazione, precarietà e appalti. Attraverso questi referendum vogliamo proporre una discussione sul modello di sviluppo del nostro Paese: il modello odierno, infatti, è profondamente sbagliato, poiché si basa su troppa precarietà, troppi contratti ed eccessiva attenzione ai margini di profitto, a scapito delle retribuzioni e della qualità del lavoro. Inoltre, le tragedie degli ultimi mesi segnalano anche una scarsa attenzione alla salute, alla sicurezza e alla vita dei lavoratori.
Anche in Emilia Romagna – ha continuato Bussandri – non siamo purtroppo immuni da questo modello produttivo: in questi primi mesi dell’anno si è assistito ad una crescita costante della cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria. Così come aumentano gli infortuni e le morti sul lavoro, nonostante – come detto – i volumi produttivi siano in diminuzione. Le quattro domande che proponiamo vanno proprio contro questo modello. Partiamo il 25 aprile proprio perché la dignità e la libertà del lavoro sono temi che ci sono stati tramandati dalla nostra Costituzione, conquistata dalla Resistenza. In Emilia Romagna puntiamo a raccogliere 236mila firme su ogni quesito referendario”.

Ecco le proposte avanzate dalla Cgil “per ridurre la precarietà e garantire maggiore sicurezza negli appalti”.

La prima questione: diritto alla reintegrazione

La prima questione mira a cancellare l’intero decreto legislativo 23 del 2015, il famoso “Jobs Act”, una legge che ha di fatto reso inapplicabile l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori nel 90 per cento dei casi: un’azienda con più di 15 dipendenti può licenziare illegittimamente, quindi anche se non esiste una giusta causa o un giustificato motivo soggettivo o oggettivo (ristrutturazione aziendale, crisi aziendale, soppressione del posto di lavoro, ecc.) e il lavoratore non può essere reintegrato: ha diritto solo ad un indennizzo che è stabilito esclusivamente a carico base agli anni di servizio in azienda (elemento dichiarato incostituzionale anche dal Consiglio).

la seconda questione: le tutele contro i licenziamenti

La seconda domanda riguarda le aziende con meno di 15 dipendenti. Se un lavoratore viene licenziato, si rivolge al giudice e dimostra che il suo licenziamento è stato illegittimo, la legge prevede la reintegrazione o un risarcimento. Il referendum della Cgil chiede l’abrogazione della norma che pone un tetto massimo al risarcimento pari a 6 mensilità, aumentabile dal giudice fino a 10 mesi.

la terza questione: superare la precarietà

La terza questione riguarda il contratto a tempo determinato e vuole intervenire sulle norme che ne hanno liberalizzato l’utilizzo, nel settore privato come in quello pubblico.

la quinta domanda: lavoro più sicuro negli appalti

Per la quarta questione siamo nel campo degli appalti e in particolare della sicurezza negli appalti. Oggi, se un’impresa appalta un’attività ad un’altra e questa ad un’altra ancora, i clienti non sono solidalmente responsabili in caso di infortunio o malattia professionale del lavoratore. La questione mira ad annullare la norma che esclude questa responsabilità.

IL SERVIZIO DI MARCELLO TASSI

 
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