diagnosticato in Veneto all’Irccs di Negrar. Possibile rischio di infezioni indigene – .

Il virus normalmente diffuso nella regione amazzonica si trasmette all’uomo attraverso le punture di insetti, in particolare moscerini e zanzare. “Monitorare e vigilare per identificare tempestivamente potenziali rischi per la salute pubblica” ha affermato Gobbi Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Tropicali e Microbiologia di Negrar

14 GIU

Il Dipartimento di Malattie Infettive, Tropicali e Microbiologiche dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar ha diagnosticato il primo caso in Europa di febbre di Oropouche, in un paziente con una storia recente di viaggio nella regione tropicale dei Caraibi. Il caso è già stato segnalato alle autorità sanitarie e all’ASL della Regione Veneto, nonché ai servizi internazionali di informazione e monitoraggio. Il virus è stato isolato nel laboratorio BSL3 del Dipartimento, il primo passo verso lo sviluppo di test diagnostici specifici e studi sulla capacità di potenziali vettori (zanzare e moscerini) diffusi anche qui di veicolare il virus.

“La febbre Oropouche è causata dal virus omonimo (OROV), scoperto nel 1955 nel sangue di un operaio forestale di Trinidad e Tobago. Si tratta di un virus normalmente diffuso nella regione amazzonica, ma quello che è più rilevante è che si tratta di un virus che si trasmette all’uomo attraverso le punture di insetti, in particolare moscerini e zanzare – spiega Federico Giovanni Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Tropicali e Microbiologiche dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar -. La febbre Oropouche è uno degli arbovirus più diffusi in Sud America, con oltre 500.000 casi diagnosticati dal 1955 ad oggi, un numero probabilmente sottostimato date le limitate risorse diagnostiche disponibili nell’area di diffusione. Dall’ultimo aggiornamento epidemiologico, tra la fine del 2024 e il 2024, si sono verificati più di 5.000 casi di febbre di Oropouche in Bolivia, Brasile, Colombia e Perù, e recentemente anche a Cuba”.

“I sintomi della febbre Oropouche compaiono solitamente 3-8 giorni dopo la puntura dell’insetto vettore, e sono in gran parte simili a quelli di altre febbri virali tropicali come la dengue, la Zika o la chikungunya: febbre alta (superiore a 39°C) accompagnata da mal di testa , dolore retrorbitale, malessere generale, mialgia, artralgia, nausea, vomito e fotofobia – continua Concetta Castelletti, responsabile dell’Unità di Virologia e Patogeni Emergenti del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar -. Sono stati registrati anche casi sporadici di coinvolgimento del sistema nervoso centrale, come meningite ed encefalite. In circa il 60% dei casi, dopo la prima fase acuta, i sintomi si ripresentano, in forma meno grave: solitamente entro due-dieci giorni, ma anche dopo un mese dalla prima comparsa”.

“Gli arbovirus come la febbre Oropouche, o come la dengue, Zika, chikungunya – sottolineano gli esperti – costituiscono una delle emergenze sanitarie pubbliche con cui dobbiamo abituarci a convivere. I cambiamenti climatici e l’aumento degli spostamenti delle popolazioni umane rischiano di rendere endemici anche alle nostre latitudini i virus un tempo confinati nella fascia tropicale. È fondamentale essere sempre preparati a rispondere all’emergenza di agenti patogeni solitamente poco diffusi nell’area del Mediterraneo e, in questo senso, essere riusciti a isolare il virus OPOV ci fornisce un’arma in più per affinare la diagnostica e la ricerca. Diagnosi tempestive e sorveglianza costante, abbinate ad interventi di sanità pubblica come le disinfestazioni, restano lo strumento principale per contenere questi rischi”.

“La diagnosi di Febbre Oropouche effettuata dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria – commenta Gobbi – conferma l’importanza di disporre di strutture specializzate, in grado di monitorare costantemente l’andamento dell’arbovirosi e delle altre malattie trasmissibili. La doppia specializzazione del nostro Ircc nelle malattie infettive e tropicali, e il fatto che presso il nostro ospedale è presente da oltre trent’anni un servizio di medicina del viaggiatore, ci mettono in condizione di poter individuare tempestivamente l’emergenza di potenziali rischi per la salute pubblica , che in questo modo potrà essere gestita tempestivamente grazie alla consolidata collaborazione con le aziende sanitarie della provincia di Verona e della Regione Veneto”.

14 giugno 2024
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